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 Naturismo in Liguria (Im/Ge/Sv) - Riviera di Ponente 
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Ciao fidenzio. Se ho preferito allontanarmi avrò avuto i miei motivi. Può anche essere che io sia un debole, ma ho fatto la scelta che in quel momento mi andava di fare. E poi che cosa dici ad uno così!

Ciao otto06. Credo proprio che parliamo della stessa spiaggia (quella di ciotoli). Per raggiungere la spiaggia discendo un sentiero ripido che parte nei pressi di un piccolo ex parcheggio chiuso sulla strada lato mare, arrivando dalla Francia subito dopo un cancello (il ristorante? non so!) dopo la prima o seconda galleria, non ricordo. Per accedere al sentiero bisogna scavalcare un parapetto. Si passa poi sotto la ferrovia e si arriva al piccolo golfo a ciotoli.
L'esempio della persona che si masturbava a pochi metri è stato un caso isolato, però c'è stato; sì, nella spiaggia di ciotoli.
Io preferisco la spiaggia delle alghe, molto tranquilla (o cosi mi è parso tutte le volte che ci sono andato), dove di solito sono 100% nudi. Ci so accedere solo dalla pineta; dalla spiaggia dei ciotoli: costeggio la ferrovia per circa 300 metri, e tramite un ripido sentiero su arriva ad un edificio diroccato in riva al mare. Concordo con te che quel che succede nella pineta non ha nulla a vedere con il naturismo.
Per evitare dubbi se parliamo della stessa spiaggia la prossima volta porto un GPS, forse vado la settimana prossima.

Ciao a tutti.


lunedì 12 settembre 2011, 15:38
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Non credo sia il caso di innescare discussioni fra di noi. son sceso almeno una cinquantina di volte nell'arco degli anni alle due spiagge che tutti han sempre chiamato "balzi rossi", che son quelle segnalate con tanto di foto sui siti internazionali naturisti. So che qualche decina di metri piu' avanti e piu' indietro molti parcheggiano l'auto e scendono in qualche altra baietta, ma suppongo che la situazione ambientale cambi di poco.
Ha ragione Fidenzio a dire che , andarsene di fronte a situazioni del genere significa, in parte riconoscere una sconfitta, ma è anche vero che non sempre uno ha voglia di passare la domenica a discutere e, in ultima analisi, in Italia, chiamare la polizia in una spiaggia dove tutti son nudi, non mi pare esattamente una buona idea.


martedì 13 settembre 2011, 11:11
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No Ecco,non bisogna lasciar perdere ,altrimenti certi elementi prendono il soppravento .Il 99% delle persone che frequentano le spiagge naturiste lo fanno con spirito naturista,e allora bisogna difendere i nostri diritti di stare in pace senza dover assistere ai loro spettacoli.Quando sono intervenuto per far smettere qualche smanettone,subito è intervenuto qualcun'altro a darmi manforte.Spetta anche a noi far si che un posto non diventi un letamaio.


mercoledì 14 settembre 2011, 9:17
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Archi:
Quindi, Carlo, conserva pure tutte le tue diffidenze - ne hai tutto il diritto - ma non ti lamentare troppo quando qualcuno, come è già successo, se ne uscirà con un'ordinanza che vieta la pratica anche nei pochi luoghi tutelati. E' solo la logica conseguenza di un movimento accanitamente miope, che persegue la logica del ghetto invece che quella del diritto e del rispetto reciproco

Siamo proprio su posizioni inconciliabili: secondo me le ordinanze nascono proprio perchè c'è gente che dice che gli esibizionisti vanno capiti e non devono essere ghettizzati...
Ma vedo che sono quasi solo su questa posizione....
Ciao

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nemo


sabato 17 settembre 2011, 19:19
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carlo ha scritto:
...
Ma vedo che sono quasi solo su questa posizione....


(quasi solo) + 1
:applauso:

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Sono un testimone di Genova: la mia religione mi proibisce di spendere.
Meglio aiutare un cieco ad attraversare la strada che lasciare che un non vedente utilizzi le sue differenti abilità.


domenica 18 settembre 2011, 1:13
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Grazie biott,
in realtà non so come (eccesso di post?) ma ho fatto un po' di confusione:
ho risposto ad Archi nel topic sbagliato!

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nemo


domenica 18 settembre 2011, 10:17
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"Nudi in spiaggia due tedeschi sono denunciati".
Su La Stampa di ieri, nell'edizione di Imperia, a pag. 59 c'è un articolo (la cui versione digitale non è disponibile per non abbonati) con questo titolo, dal quale sembrerebbe che la gente avrebbe chiamato i carabinieri non nel momento in cui i due (unici fra tutti tessili) si sono tolti il costume, ma solo assai più tardi nel momento di spalmarsi reciprocamente la crema protettiva "asumendo posizioni e atteggiamenti che hanno letteralmente scandalizzato gli altri bagnanti". I carabinieri li hanno fatti rivestire denunciandoli per atti osceni in luogo pubblico.
E' avvenuto a Vallecrosia (IM).
Nell'articolo sembrava si trattasse di due uomini, ma poi nel link che vi invio si parla di una giovane coppia di Francoforte.
Il link è http://www.riviera24.it/articoli/2011/09/16/117857/due-giovani-tedeschi-denunciati-per-atti-osceni-su-una-spiaggia-sul-lungomare-a-vallecrosia


domenica 18 settembre 2011, 14:01
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Che sappiate si muove qualcosa nel ponente ligure, tipo sindaci "intelligenti" e moderni che autorizzano qualche tratto per la pratica del naturismo in modo da farlo diventare una cosa normale anche da noi?


martedì 15 maggio 2012, 21:15
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Per praticare il nudo integrale del naturista non occorrono autorizzazioni: nessun articolo di legge lo prevede e le amministrazioni locali non possono cambiare il Codice penale.


martedì 15 maggio 2012, 22:46
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Forse "autorizzano" non è il termine giusto, d'accordo. Volevo dire "segnalano", un po' come succede a Pampellonne. In modo da far sì che non si dia continuo corso a denunce, come mi pare continui a capitare un po' ovunque in Italia, almeno da quanto si evince navigando sul forum.


venerdì 18 maggio 2012, 18:20
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Lotta al degrado del litorale e al nudismo: ‘blitz’ interforze a Ventimiglia guidato dal commissario straordinario Bruno

"Si tratta di un controllo generale e non del contrasto di un singolo fenomeno (nudismo ndr). Sicuramente va fatta una bonifica in alcuni punti ed è necessaria un’operazione di pulizia contro il degrado di certe aree”, ha chiosato Bruno.
Servizio di controllo straordinario in mattinata contro il degrado del litorale nelle spiagge più belle di Ventimiglia. Il sopralluogo voluto dal commissario straordinario Giovanni Bruno, è scattato questa mattina e la prima tappa è stata il “muro di Latte”, per cui non sarà concessa la sanatoria e si aspetta ancora il parere dalla Soprintendenza. Al ‘blitz’ interforze, proseguito nella zona di Mortola inferiore, baia nota per essere frequentata da nudisti, hanno preso parte Guardia di Finanza, Guardia Costiera, Polizia, Carabinieri, Vigili urbani, funzionari della Sovrintendenza e alcuni tecnici del Comune, tra cui l’ing Cesare Cigna.
Il controllo è successivamente proseguito alla baia dei Balzi Rossi. Sono stati perlustrati tutti i sentieri e le calette che conducono al mare visionando le aree maggiormente degradate in questo stralcio di panorama suggestivo. La delegazione, come richiesto dal prefetto Bruno, avrà ora il compito di studiare un piano d’intervento di riqualificazione per riportare l’area allo splendore di un tempo.
Il capo della triade prefettizia di Ventimiglia, rimasto affascinato del tratto i spiaggia, ha però sottolineato: “Si tratta di un controllo generale e non del contrasto di un singolo fenomeno (nudismo ndr). Sicuramente va fatta una bonifica in alcuni punti ed è necessaria un’operazione di pulizia contro il degrado di certe aree”.

http://www.sanremonews.it/2012/07/10/leggi-notizia/argomenti/cronaca/articolo/lotta-al-degrado-del-litorale-e-al-nudismo-blitz-interforze-a-ventimiglia-guidato-dal-c.html


lunedì 16 luglio 2012, 16:49
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E' una tecnica Ligure ormai collaudata: non ce l'hanno mica coi nudisti!
Come fai a dire che schieri Polizia, Carabinieri, Finanza, Marina, Esercito, Aviazione, pompieri e guardie forestali contro i nudisti?
Perfino i sindaci Liguri (che uno per l'altro hanno dimostrato in passato di non sapere cos'è il senso del ridicolo...) si rendono conto che si farebbero ridere dietro!
E' che poi, visto che sono lì...... :fischio:

Il sistemi per restuire i luoghi al loro "antico splendore" :!: sono poi altrettanto colaudati:
si tratta solo di scegliere tra un porticciolo, un residence e una bella fila di cabine! (spesso tutti e tre assieme...)

Il bello è che qualcuno sul Corriere pochi giorni fa si chiedeva come mai sulle nuove linee aeree per la Spagna, siano solo i Liguri ad andare in Spagna e gli Spagnoli invece non avvertano alcun desiderio di venire a fare il bagno da noi!

Dice che dovremmo fare più promozione!
Ma, dico io, cosa pensano di promuovere? i loro costosissimi Lager balneari?
Ma è mai possibile che nessuno di loro abbia mai visto non dico la Spagna ma almeno la Costa Azzurra? (e non è solo una questione di nudismo!!)
Comunque è il solito discorso: siamo noi che continuiamo a eleggere gente che raramente mette piede fuori dal bar sotto casa...

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lunedì 16 luglio 2012, 20:04
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C'era martedì scorso un articolo (con tanto di richiamo in prima pagina :eeeeh: ) più o meno simile su "Il Secolo XIX". La citazione del naturismo era esplicita, anche se poi dall'articolo non sembrava che ce l'avessero con quel fenomeno (è una strategia? In realtà è una scusa per eliminare il naturismo senza scontri "diretti"?).
L'esplicita citazione del fenomeno sembrava più che altro un mezzuccio per stimolare la "pruderie" dell'italiano medio ipocrita che ama "occhieggiare" :(


martedì 17 luglio 2012, 18:43
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Ho ritrovato un vecchio articolo su Mortola e sui Balzi Rossi apparso a suo tempo su "La Stampa"... si parla del 2009 ma evidentemente il "problema" era già ben noto...

Cita:
NUDISTI E ORGE NELLA PINETA ALLA SPIAGGIA DE LA MORTOLA
Le famigliole «in fuga» dai naturisti
martedì 14 luglio 2009 , di la Stampa

di GIULIO GAVINO

LA MORTOLA (VENTIMIGLIA) – Famigliole sfrattate da una spiaggetta sempre meno libera e sempre più patria del naturismo. Accade a La Mortola, tra Latte e il confine, in una splendida caletta tra Villa Hanbury e i Balzi Rossi. Se da una parte la giurisprudenza stabilisce che il «nudismo» possa avere luogo dove «per consuetudine» viene praticato, dall’altra va indubbiamente difesa anche la libertà di chiunque a frequentare una spiaggia libera senza dover condividerla forzatamente con chi ha sposato la filosofia del concedersi al mare e al sole «come mamma l’ha fatto» (va da sè che con un po’ di buon senso di fronte a dei bambini ci si potrebbe anche rivestire d’iniziativa :shock: ). Il caso-Mortola non riguarda però il solo naturismo ma la totale incuria di un angolo di costa davvero unico della Liguria. Il ripido sentiero che attraversa il boschetto che porta alla spiaggia, infatti, oltre ai rifiuti regala ai bagnanti di passaggio il contatto con vero tappeto di preservativi. Il motivo? Tra il verde, un po’ a tutte le ore, si appostano «armati» di binocoli appassionati che con l’ornitologia propriamente detta poco hanno a che spartire (molto, da spartire, se pensiamo al doppio senso). Il motivo della sconcezza? Probabilmente il naturismo, molto più probabilmente il desiderio di emozioni forti visto che la spiaggetta in questione è citata nelle guide-gay come punto di ritrovo e di incontro. E proprio su un sito Internet un anonimo frequentatore, dal soprannome «slave55it» scrive: «Posto fantastico! ho fatto orgia in 6..non andare in spiaggia, ma fermati nella pineta. ciao». Eloquente su cosa si faccia in quel boschetto che comunque è e rimane un luogo pubblico.

A La Mortola non sono in discussione i gusti e le abitudini sessuali, quanto il rispetto e la convivenza. E le famigliole? Domenica mamma papà e due bambini hanno sceso con ombrellone, ghiacciaia e stuoie il ripido sentiero e quando i piccolini si sono gettati in acqua è stato un correr di mamma a recuperarli visto che lì intorno erano almeno una trentina a godersi il mare «come mamma li ha fatti» (in prevalenza uomini con l’eccezione di qualche matura signora). «E chi lo sapeva di quella spiaggia da naturisti? – tuona il papà che si è dovuto improvvisare “camallo” nel bosco e sotto il sole – ma non si potrebbe mettere un cartello o quantomeno avvisare le persone di questa “abitudine”». E la preoccupazione cresce pensando che oltre frontiera, in Costa Azzurra, il naturismo viene osteggiato :shock: . Che sia dietro l’angolo una possibile «migrazione» verso la Mortola? «A noi quella spiaggia piace – dice la famigliola – ma a queste condizioni siamo costretti a rinunciare». Ma perchè dover rinunciare ad un angolo tra i più belli di Liguria?


giovedì 19 luglio 2012, 17:12
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Spiagge di Ponente: da Varigotti a Capo Noli, tra nudisti e ombrelloni

Pubblichiamo un brano del libro 'Autobiografia finalese' di Lorenza Russo. Capo San Donato, il Malpasso e Punta Crena. Un viaggio tra sabbia e ricordi di un suggestivo angolo di Liguria

Varigotti: Punta Crena

Savona
Lunedi 25 marzo 2013 ore 8:26
Se Finale fosse un colore sarebbe il grigio-verde metallico degli uliveti. Se fosse una costruzione sarebbe un teatro greco, con le fasce al posto delle gradinate a creare ondulate geometrie. Sì, se fosse un movimento sarebbe un’onda.
Nelle giornate di vento gli ulivi si piegano in flussi lunghi che fanno fremere le pendici scalinate dall’uomo per strappare terra alla montagna, alzandosi al cielo. Eppure per molti, forse soprattutto per chi non la conosce, Finale è solo sinonimo di mare. Trasparente e pulito, perché a Finale l’acqua è più bella.
D’estate basta passare un sabato o una domenica, i giorni in cui le spiagge libere si riempiono di altri liguri, per sentir questa frase ripetuta più volte. Dipende dalle correnti, ma la spiegazione prima è geologica, la roccia calcarea che si vede a ridosso della costa sotto forma di scogliere, promontori, guglie e pinnacoli sta anche sul fondo marino. Perché Finale è prima di tutto la sua pietra chiara, rosata che ha accolto i cacciatori del Paleolitico nelle grotte scavate dal carsismo, che ha offerto sassi stondati per i muretti a secco, che ancor prima i Romani avevano iniziato a coltivare e che poi è stata depredata nelle cave. Finale è un mondo minerale, è le sue falesie, le sue pareti di appigli famosi in tutto il mondo. Se le spiagge e l’acqua sono così dipende, anche, dalla roccia, dalla pietra del Finale, quel calcare morbido e impastato di sedimenti fossili e corallini che si è formato milioni di anni fa nel mare tiepido e poco profondo.
Come le Dolomiti, anche il Finalese è un fondo marino emerso, ma in epoca più recente. Le gobbe calcaree del Finalese sono i monti pallidi del Ponente, dove il mare si è solo ritratto di poco. I finalesi sembrano ricordare che il territorio in cui vivono un tempo era coperto dal mare e se devono parlare di massi o rocce sui loro terreni, sulle fasce, li chiamano scogli. Gli scogli dell’entroterra.
Dalla Caprazoppa a Capo Noli ci sono più di 5 km di sabbia, scogli, ciottoli e ghiaino e di mare molto bello. Si può godere di tutto ciò fondamentalmente in due modi: andando in uno stabilimento, in un bagno, oppure scegliendo una spiaggia libera. Nel primo caso le opzioni sono tante, dipende da quanta strada uno vuol fare prima di rimanere in costume: davanti al paese gli stabilimenti sono una ventina e anche Varigotti è altrettanto servita. Varigotti è la cartolina più nota di Finale. Perché anche Varigotti è Finale, anzi è il borgo marinaro antico, quello della Piazzetta dei pescatori, con le barche sulla spiaggia di fronte alle case mediterranee colorate di rosso, rosa e giallo. Giustamente le foto vengono scattate prima che inizi la stagione o dopo, quando non ci sono sdraio, ombrelloni, lettini e pedalò.
Ho visto questa immagine e mi son detta quest’estate vado lì. Ma quando ci sono arrivata, un fine settimana di luglio, il caos di sdraio, ombrelloni, lettini e pedalò mi ha respinto, le case colorate quasi non si vedevano più.
Sono risalita in macchina e ho tirato dritto. E oltre la galleria ho trovato Goa. C’era questa spiaggia protetta da un paretone di roccia, un po’ più bassa rispetto alla sede dell’Aurelia, e sulla spiaggia c’era tanta gente, giovani per lo più, sui trenta, con le tende, i dreadlocks, i cani, le canne.
Tante canne. L’aria era densa di hascisc, il rumore del mare era coperto dal pulsare dei bonghi e da qualche chitarra. Era la mia prima volta a Finale, nel 1998, non credevo ci fosse un posto così. Con un’acqua così. Una Liguria così. Con Cristiana abbiamo steso l’asciugamano sulla sabbia e dopo un po’ il pulsare dei bonghi si è accordato al ritmo delle onde ed è diventato battito cardiaco. Quel posto si chiamava Malpasso. Non ha cambiato nome, ma il clima da Woodstock è finito. Non si campeggia più e c’è il divieto di accesso ai cani. È sempre una spiaggia libera, attrezzata però, perché offre docce calde, assistenza e un buon bar. In cambio, da maggio a settembre, si chiede il pagamento per l’ingresso. Chi vuol stare comodo affitta il lettino o la sdraio, chi vuol stare scomodo si stende sulla stuoia, sull’asciugamano o sul pareo e lotta tutto il giorno con la sabbia che gli scartavetra la schiena.
Ma il contatto con il terreno è una posizione ancestrale da cui scaturisce quel senso di libertà che la vita civile, in cambio d’altro, ha perso. Quasi più che camminare a piedi nudi, stare seduti a terra, anche se con il diaframma di un tessuto, è un modo diretto per ricongiungere il nostro corpo con la natura, per riconoscersi parte della natura, è il primo passo per tornare in equilibrio con sé, con gli altri e con il mondo. È un po’ come tornare bambini. E, a parte le abrasioni di questa sabbia vetrata sulla pelle già scottata dal sole, regala un beneficio fisico. Comunque bisogna esserci portati, bisogna volerlo, ma almeno una volta vale la pena di provare. E così, seduta a terra in mezzo a tante altre persone sedute a terra ho iniziato una vita di mare nuova. Con il dorso appoggiato allo zaino, o a uno dei massi di calcare sparsi qua e là.
Col tempo ho scelto la spiaggia libera di San Donato, quella tra le due gallerie, più vicina a casa. Un’estate si era creata una sorta di comune diurna, in cui ci si scambiava il cibo, nessuno consumava ciò che aveva portato, ma qualcosa ricevuto da altri che a loro volta avevano ottenuto qualcosa in cambio.
L’accampamento si ricreava ogni mattina, ciascuno di noi arrivava con il proprio ombrellone, la stuoia ecc., poi piantava la tenda vicino a quella di un amico, intanto iniziava a raccontare qualcosa – nelle poche ore serali e notturne in cui non eravamo tutti insieme succedeva sempre qualcosa da raccontare – e in breve i discorsi si intrecciavano fra loro. Ma si poteva anche stare in silenzio, leggere un libro, provare a leggere un giornale – il vento a Ponente a volte è impietoso – oppure fare le parole crociate, anche quelle in gruppo. Eravamo una decina di persone, tra alcuni di noi sono nati legami molto forti.
Quel flusso ininterrotto di scambi, di parole, di attenzioni, emanava calore, gli altri ci guardavano con simpatia, attaccavano bottone, e allora l’accampamento si dilatava ancora un po’, giorno dopo giorno... E a volte anche di notte, come accadde una settimana con un gruppo di ragazzi di Ivrea che, attrezzati con materassini e coperte, in spiaggia rimanevano a dormire.
Per loro il muraglione di roccia di Capo San Donato era diventato casa, se alla sera andavano a cena in paese lasciavano lì le masserizie e pure gli strumenti musicali e, per un miracolo che forse non si sarebbe più ripetuto, ritrovavano tutto, come se avessero chiuso a chiave una porta inesistente. E nessun vigile ha mai pensato di dar loro una multa per campeggio abusivo. Chi arrivava in spiaggia al mattino presto, li trovava ancora imbozzolati nei sacchi a pelo, protetti dall’ombra della roccia. Erano loro, quell’estate magica, i veri custodi della spiaggia. E a volte di giorno diventavano musicisti e i loro suoni coprivano il rumore delle onde. L’accampamento era una sorta di villaggio globale, quasi autarchico, in cui le distanze culturali e fisiche si annullavano.
L’assenza dei vestiti era la prima barriera abbattuta, il recupero di un linguaggio originario, immediato. Un corpo nudo trasmette innanzitutto l’apertura alla comunicazione, prima ancora del senso di questa. Certo, nessuno di noi praticava il nudismo, in Liguria severamente vietato, eravamo in costume come i frequentatori degli stabilimenti, ma ci cambiavamo, ci spogliavamo con minore o maggiore discrezione sempre alla luce del sole.
L’unica spiaggia naturista del Ponente è la baia di Punta Crena, a Varigotti, ma c’è sempre la volta in cui dal mare arrivano le forze dell’ordine. Certo, almeno lì potrebbero chiudere un occhio, la spiaggia è veramente al riparo da occhi indiscreti, raggiungibile con una calata sulla roccia con l’aiuto della corda fissa, oppure dal mare, con i pedalò o a nuoto. Ma dal molo di Varigotti non ci arriva quasi nessuno, tutti scendono con sprezzo del pericolo dalla scarpata rocciosa.
Lo spiaggione di San Donato è un organismo vivo che si dilata e decresce, quando il mare toglie sabbia al muraglione la porta sotto il Castelletto, all’estremità opposta. E viceversa. Sono rarissime le occasioni in cui si crea il passaggio che permette di salire a piedi asciutti sul moletto di questa sontuosa casa privata (un tempo era una torre di avvistamento). È accaduto nel 2008, in spiaggia non si parlava d’altro, i finalesi non ricordavano da quanti anni la natura non avesse fatto loro questo regalo.
Oltre la parete di roccia su cui svetta il Mausoleo del generale Caviglia, lo spiaggione ha un’appendice nascosta, ma nota a tutti: la spiaggia del Covo, dal nome del locale notturno che da sopra torreggia nella sua improbabile architettura di semi-rudere. La prima caratteristica di questa spiaggia, che i frequentatori chiamano la spiaggetta, è che a volte c’è, altre volte non c’è. Il fatto che un luogo possa non esserci è metafisico oltre che affascinante.
Chissà cosa ne direbbe Augé. Ovviamente l’esistenza della spiaggetta dipende dalle maree, dai venti e dalle mareggiate, ma la sua personalità è talmente forte che se ne parla anche quando l’acqua la copre tutta, trasformandola in mare. Il luogo comune della spiaggetta è nelle estati pari c’è, in quelle dispari non c’è: a volte il mare porta così tanta sabbia da creare un corridoio ai piedi del muraglione permettendo così l’accesso direttamente dalla spiaggia di San Donato. Nell’ultimo decennio in effetti questo è avvenuto soprattutto nelle annate pari. Ma più spesso la spiaggetta del Covo è una piccola baia raggiungibile solo scavalcando il muro del porto turistico.
Che la spiaggetta sia un luogo particolare, capace di esercitare una forte attrattiva anche su soggetti non marini, credo sia avvalorato da due episodi, da due presenze fugaci ma eccezionali: un fagiano maschio, con piumaggio lussureggiante, nell’estate del 2011, e un capriolo, che ha lasciato l’impronta dei suoi zoccoli sulla sabbia nella primavera burrascosa del 2012.
A proposito degli scogli della spiaggetta, tra i non assidui, tra i frequentatori occasionali che però almeno un’altra volta ci sono stati, circolano le più bizzarre teorie: il mare quest’anno ha portato queste rocce, che forza!, oppure chissà perché hanno messo qui questi scogli, forse per scoraggiare la gente a stare in questa spiaggia, teoria a cui fa seguito eh sì, perché
la vogliono privatizzare... Ma gli scogli ci sono da tempo immemore e a volte la sabbia li copre, sommergendo totalmente i più bassi. Nessuna gru li porta o li asporta, nessuna mareggiata, neanche la più violenta ne aggiunge di nuovi.
Lo scoglio più bello è la poltrona, una splendida chaise-longue di pietra bianca che sembra disegnata da Le Corbusier, su cui sdraiarsi a leggere mentre l’acqua lambisce i piedi. Intanto, forse, qualcuno dorme nella grotta, protetto da un sistema di tende. Anche la spiaggetta può diventare casa, se chi, come un mio amico, non avendo momentaneamente un alloggio decide di portarci la griglia e alla sera si cucina carni profumate. E poi, quando viene buio, monta la tenda tra gli scogli più estremi e si gode la luna rossa che galleggia sul mare.
Ma quando è ridotta a un labirinto di massi la spiaggetta diventa il luogo ideale per riposare, con o senza un libro. La gente è poca o pochissima.
A volte ci sono stata da sola per ore. Poi però verso le tre di pomeriggio, puntuali come se li portasse una corriera svizzera, arrivano ragazzini a grappoli, scavalcano il muro del porto, scendono urlando tra gli scogli poi si arrampicano a piedi nudi sul paretone di roccia e dal punto più alto si tuffano a bomba. Senza voler fare considerazioni su un’attività potenzialmente molto pericolosa, la sala di lettura a quel punto diventa inagibile.
Oltre a San Donato e Malpasso, spostandosi verso Capo Noli ci sono altre calette, minuscole, in cui la gente si toglie il costume e sperimenta la meravigliosa sensazione del bagno nudo: Le piscine e Gli archi sono i nomi di queste oasi di nudità, troppo spesso legate a storie di guardoni e di esibizionismo, che della scelta naturista sono le declinazioni meno naturali.
Lorenza Russo

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La fortuna non esiste: esiste il momento in cui il talento incontra l'occasione.


martedì 9 aprile 2013, 13:40
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