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 ...allo scopo di favorire il rispetto dell'ambiente 
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Il congresso della Federazione Naturista Internazionale, riunitosi nel 2016, scrive la definizione corrente di naturismo all'articolo 1 del proprio statuto:

«Il naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, le cui attività non sono direttamente indirizzate al profitto. È caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, il rispetto degli altri e il rispetto dell'ambiente

Apro quindi questa conversazione per parlare di approcci ecologici, riportare notizie e dati della ricerca scientifica, e quanto riguardi l'attenzione a queste tematiche.
C'è già una conversazione dedicata al movimento di sostegno a politiche di contenimento dei cambiamenti climatici, i Fridays for Future.

Qui voglio invece, oltre i cambiamenti climatici (con cui sono inevitabilmente in connessione), dare attenzione ai forti fenomeni di degrado ambientale, perdita della biodiversità e inquinamento che minacciano la sopravvivenza felice dell'essere umano sul pianeta.

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Ultima modifica di ionudista il domenica 28 aprile 2019, 13:05, modificato 2 volte in totale.



domenica 28 aprile 2019, 11:27
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Parto con uno spunto di riflessione di notevole importanza.

Il WWF ha pubblicato il Living Planet Report 2018 - rapporto sul pianeta vivente 2018.*
Traduco alcuni suoi concetti chiave, rimandando alla lettura dell'intero testo:

Approfondendo la comprensione della nostra dipendenza dai sistemi naturali, risulta chiaro che la Natura non è semplicemente qualcosa che "è bello avere".
**

Il consumo è la forza motrice che sta dietro un cambiamento del pianeta senza precedenti, di cui siamo testimoni, attraverso l'aumento della domanda di energia, terra e acqua.

La biodiversità è stata descritta come "l'infrastruttura" che supporta la vita sulla Terra. Semplicemente essa è un prerequisito all'esistenza della nostra vita umana moderna e prospera, e al suo proseguimento.

Mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi sono diminuiti del 60 percento tra il 1970 e il 2014.

*Appare chiara già dal titolo l'enfasi sul fatto che il nostro pianeta sia una rarità nella porzione di spazio a noi vicina, anche nella stessa Via Lattea. Sulla Terra è possibile la VITA, in tutte le sue diverse forme, ognuna delle quali ha il suo ruolo nel dare al pianeta la sua vivibilità. Gli altri cosiddetti esopianeti, pianeti su cui è ipotizzabile la vita, sono lontani distanze incolmabili da noi. Questo straordinario e rarissimo pianeta è anche l'unico che abbiamo.
** Spesso le spiagge e i luoghi autorizzati naturisti o di lunga frequentazione, per la loro particolare condizione di conservazione, sono oggetto delle attenzioni di associazioni ambientaliste, con le quali è sempre proficuo stabilire un rapporto di collaborazione e cordialità (basti ricordare le spiagge di Torre Salsa in Sicilia, e Torre Guaceto in Puglia, parte delle omonime riserve naturali).

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domenica 28 aprile 2019, 12:02
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Anche le Nazioni Unite pubblicano i risultati di uno studio triennale sulla biodiversità e i servizi dell'ecosistema.

Il rapido declino del mondo naturale è una crisi anche maggiore dei cambiamenti climatici

L'articolo (in inglese) tratteggia i risultati dello studio a cura della piattaforma intergovernativa per la science policy, una struttura delle Nazioni Unite che si occupa di studiare come allocare le risorse destinate alle scienze per servire al meglio l'interesse pubblico dell'umanità.

"The food system is the root of the problem. The cost of ecological degradation is not considered in the price we pay for food, yet we are still subsidizing fisheries and agriculture."
Questo vuol dire che dobbiamo migliorare l'uso delle risorse che abbiamo, incluso il cibo, evitando di consumare nuovo suolo per agricoltura ed allevamenti intensivi. Si pensi per esempio all'obesità come male delle società occidentali. Il cibo è sovrabbondante, ma spesso di cattiva qualità. Il tema è anche molto vicino all'etica naturista.

Purtroppo i dati sono molto allarmanti, a tratti anche peggiori di quelli del precedente studio del WWF, e spingono ancora di più ciascuno di noi ad agire sia a livello personale sia a livello sociale per imporre cambiamenti a questa strada distruttiva.

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domenica 5 maggio 2019, 13:28
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ionudista ha scritto:
The cost of ecological degradation is not considered in the price we pay for food


e non solo per il cibo, ma anche per la stragrande maggioranza delle attività industriali
del resto è nell'anima stessa del capitalismo: i profitti sono privati, i costi (compresi quelli ambientali) sono pubblici

Anam


domenica 5 maggio 2019, 14:00
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Rispondo qui ad r100gs:

c'è un progetto che ha come obiettivo il recupero delle enormi masse di plastica negli oceani. Dopo alcuni anni di progettazione, da poco si è concluso il primo test:
https://www.youtube.com/watch?v=RcRIE98y_UM
Si chiama The Ocean Cleanup, e consiste in un sistema passivo che raccoglie i rifiuti che, nel loro moto, finiscono in queste barriere superficiali galleggianti. https://www.youtube.com/watch?v=O1EAeNdTFHU

L'altro problema dell'inquinamento dei mari sono le microplastiche:
purtroppo il crescente utilizzo del poliestere nell'abbigliamento (per risparmiare spesso pochi centesimi o qualche euro sul costo finale del prodotto, rispetto al cotone) produce un inquinamento quasi invisibile, ma che finisce negli organismi marini, e quindi negli esseri umani che se ne nutrono.
Ogni volta che laviamo in lavatrice capi in poliestere, o in cotone misto poliestere, questi rilasciano quantità considerevoli di fibre plastiche, non degradabili facilmente. Ne avevamo parlato qui: viewtopic.php?f=37&t=19040

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giovedì 12 settembre 2019, 17:29
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ionudista ha scritto:
Rispondo qui ad r100gs:



Stai confermando quello che sto dicendo io: discorsi, convegni, relazioni e alla fine per vedere qualcosa di concreto bisogna guardare un video su Youtube. E, in ogni caso, a che serve raccogliere la plastica in mare se continuiamo a produrla?

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venerdì 13 settembre 2019, 7:30
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r100gs ha scritto:
ionudista ha scritto:
Rispondo qui ad r100gs:



Stai confermando quello che sto dicendo io: discorsi, convegni, relazioni e alla fine per vedere qualcosa di concreto bisogna guardare un video su Youtube. E, in ogni caso, a che serve raccogliere la plastica in mare se continuiamo a produrla?


Da quanto so, la plastica sarà bandita completamente tra qualche anno.


venerdì 13 settembre 2019, 7:56
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anam ha scritto:
ionudista ha scritto:
The cost of ecological degradation is not considered in the price we pay for food


e non solo per il cibo, ma anche per la stragrande maggioranza delle attività industriali
del resto è nell'anima stessa del capitalismo: i profitti sono privati, i costi (compresi quelli ambientali) sono pubblici

Anam

Non è che qualcuno, al pari di me, sente una puzza di truffa in questo sistema malato?


venerdì 13 settembre 2019, 11:52
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ionudista ha scritto:
...
L'altro problema dell'inquinamento dei mari sono le microplastiche:
purtroppo il crescente utilizzo del poliestere nell'abbigliamento (per risparmiare spesso pochi centesimi o qualche euro sul costo finale del prodotto, rispetto al cotone) produce un inquinamento quasi invisibile, ma che finisce negli organismi marini, e quindi negli esseri umani che se ne nutrono.
Ogni volta che laviamo in lavatrice capi in poliestere, o in cotone misto poliestere, questi rilasciano quantità considerevoli di fibre plastiche, non degradabili facilmente. Ne avevamo parlato qui: viewtopic.php?f=37&t=19040

Sarebbe molto meglio comperare meno capi di abbigliamento ad un prezzo più caro ma fatto solo con prodotti naturali come cotone, lino, canapa ma ci vorrebbe un governo mondiale serio (ONU) che emani questa direttiva solo che sospetto che questo governo mondiale "serio" non esiste.
Quando ero ragazzo i miei mi facevano fare un vestito all'anno dal sarto ma solo perché essendo ancora in fase crescita quello precedente non mi andava più bene. Comunque si comperavano meno cose e, anche se costavano di più, duravano di più e con quei tessuti la pelle respirava meglio di quelli attuali pieni di microplastiche.


venerdì 13 settembre 2019, 12:00
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Eymerich ha scritto:
Da quanto so, la plastica sarà bandita completamente tra qualche anno.


Tra quanti anni? Chi la bandisce?

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venerdì 13 settembre 2019, 15:45
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Eymerich parlava, con ogni probabilità, della direttiva dell'Unione Europea che vieta la vendita e l'utilizzo della plastica monouso.

Chi la bandisce: il Parlamento Europeo, con la Direttiva (UE) 2019/904 del 5 giugno 2019. La direttiva è stata approvata con 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni.

Tra quanti anni:
I seguenti prodotti saranno vietati nell'UE entro il 2021:

posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette)
piatti di plastica monouso
cannucce di plastica
bastoncini cotonati fatti di plastica
bastoncini di plastica per palloncini
plastiche ossi-degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso

Obiettivo di raccolta del 90% per le bottiglie di plastica entro il 2029


fonte: Parlamento europeo (http://www.europarl.europa.eu/news/it/p ... ro-il-2021)

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venerdì 13 settembre 2019, 17:34
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ionudista ha scritto:
...

Chi la bandisce: il Parlamento Europeo, con la Direttiva (UE) 2019/904 del 5 giugno 2019. La direttiva è stata approvata con 560 voti favorevoli, 35 contrari e 28 astensioni.
...

Procedono troppo lentamente di fronte ad una palese emergenza bisogna essere più rapidi altrimenti poi va a finire che nel 2021 faranno una proroga e stiamo ancora parlando solo di plastica monouso e l'altra?


venerdì 13 settembre 2019, 17:40
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ionudista ha scritto:
Eymerich parlava, con ogni probabilità, della direttiva dell'Unione Europea che vieta la vendita e l'utilizzo della plastica monouso.


L'obiettivo della raccolta delle bottiglie al 90% entro il 2029??? :eeeeh: Vuol dire che per dieci anni la produzione delle bottiglie di plastica rimarrà immutata (o potrà anche aumentare). Un intervento risolutivo e radicale dovrebbe prevedere la messa al bando di TUTTE le plastiche entro (al massimo) un anno.

Senza contare che la plastica non si può riciclare all'infinito, per cui sono tutte plastiche destinate a diventare rifiuti...

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sabato 14 settembre 2019, 11:55
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r100gs ha scritto:
...
Senza contare che la plastica non si può riciclare all'infinito, per cui sono tutte plastiche destinate a diventare rifiuti...

Esatto rifiuti che, anche se messi in discarica, prima o poi ce li ritroveremo nell'ambiente visto che discariche eterne non esistono.

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domenica 15 settembre 2019, 12:14
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r100gs ha scritto:
ionudista ha scritto:
Eymerich parlava, con ogni probabilità, della direttiva dell'Unione Europea che vieta la vendita e l'utilizzo della plastica monouso.


L'obiettivo della raccolta delle bottiglie al 90% entro il 2029??? :eeeeh: Vuol dire che per dieci anni la produzione delle bottiglie di plastica rimarrà immutata (o potrà anche aumentare). Un intervento risolutivo e radicale dovrebbe prevedere la messa al bando di TUTTE le plastiche entro (al massimo) un anno.

Senza contare che la plastica non si può riciclare all'infinito, per cui sono tutte plastiche destinate a diventare rifiuti...


In un anno non si può fare nulla, viviamo in un mondo con 7 miliardi di persone.
Bisogna però dire che alcuni stati e aziende si stanno già attivando per diventare plastic-free entro termini "ragionevoli".
Ce la faranno? Chissà..


lunedì 16 settembre 2019, 8:04
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