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 Fridays for the Future: il clima non aspetta 
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Un'altra interessante lezione ambientale presa dal diario del biologo

Giovanni Damiani
30 ottobre

Riscaldamento globale: se 2 gradi centigradi vi sembrano pochi..... In effetti possono sembrare pochissimi e che pertanto stiamo esagerando nell'allarme per il clima globale. Il problema è che bisogna distinguere tra CALORE e TEMPERATURA. Per portare a mille gradi (all'incandescenza) la temperatura dell'estremità di uno spillo basta la fiamma di un accendino ... Con la stessa fiamma non alzi neppure di un grado la temperatura di una pentola piena di acqua e saresti ancora più insignificante se pretendessi di alzare la temperatura di un edificio. Il problema è la massa da riscaldare ... che tanto più è grande, tanto più richiede energia sotto forma di calore. Allora, quanta energia sarebbe necessaria per innalzare di un "solo" grado (è la situazione attuale, praticamente ...) la temperatura del pianeta terra? Con un fisico amico abbiamo fatto un calcolo: Se per questa impresa volessimo usare le centrali nucleari della taglia di quelle francesi, ed esalare tutta l'energia prodotta come calore, dovremmo impiegare 38 milioni di centrali, al massimo della loro potenza, in funzione per un intero anno. Una quantità di energia veramente enorme, equivalente a quanto stiamo vivendo con l'effetto-serra. Questo calore è immagazzinato principalmente nei mari e negli oceani ove accelera l'evaporazione, quindi il ciclo dell'acqua e produce nubi "cattive", stracariche di acqua, si dice "tropicalizzate". E quando piove con intensità elevatissima, piove su un suolo sempre più asfaltato, edificato, capannonizzato ... disboscato ... rovinato, insomma privo di difese e con ridottissima capacità di assorbimento. Non facciamoci ingannare dai gradi centigradi che possono apparire cosa piccola: è l'energia che conta! E vi assicuro che dietro quel "grado" ce ne sta veramente tantissima e va ridotta. Gli scienziati hanno calcolato che se si superano i 2 gradi centigradi di temperatura media globale, la situazione andrà fuori controllo. Ovvero non potremmo più intervenire a correggere e mitigare. Sarebbero sforzi inutili. Meditare... Abbiamo circa 12 anni per attuare politiche serie e drastiche di riduzione dei gas - serra. Voi le state vedendo?

p.s. In realtà a voler trovare c'è chi ne sta rendendo conto: le banche. I prestiti trentennali a chi ha le abitazioni in pianura vicino al mare, sono ridotti del 50%. Ne prevedono già l'inondazione a causa dell'incremento del livello del mare. Forse sono i soli nelle istituzioni che hanno già messo in conto (letteralmente contabilizzato..) questa realtà.

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domenica 1 dicembre 2019, 21:01
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Luciano de Crescenzo diceva “Dubitare è forse la sola maniera di procedere che spinge alla conoscenza.”

E, leggendo certe cose, dubbi me ne vengono molti...

https://www.attivitasolare.com/dieci-an ... vcvdy4vxMk

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lunedì 2 dicembre 2019, 8:41
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r100gs ha scritto:
Luciano de Crescenzo diceva “Dubitare è forse la sola maniera di procedere che spinge alla conoscenza.”

E, leggendo certe cose, dubbi me ne vengono molti...

https://www.attivitasolare.com/dieci-an ... vcvdy4vxMk

Scusami ma che in mezzo a tanti ci possa essere qualcuno che si inventa dati con ricerche poco attendibili è possibile anzi sicuro in quanto in ogni categoria c'è qualcuno che fa il furbo ma che l'attività umana stia creando alla natura tutta una serie di problemi credo sia una cosa talmente evidente che anche un analfabeta lo capisce. Fra questi problemi è palese che stiamo alterando anche l'aria che respiriamo e la nostra atmosfera in poche parole stiamo alterando tutto e una delle prove è che stanno scomparendo gli insetti. Per cui anche se l'effetto serra non fosse vero (ma se ci si informa su come funziona la nostra atmosfera forse si riesce anche a capire la funzione che ha il CO2 in natura) DOVREBBE ESSERE COSA OVVIA che non possiamo continuare ad immettere veleni a go go, che si accumulano nel tempo non scompaiono per magia, buttare plastica ovunque, visto che hanno trovato particelle di plastica anche sui ghiacciai e sui poli, ecc. ecc.
Per il resto i ricercatori seri hanno vari metodi per scoprire come si è evoluto il clima da diverse migliaia di anni fa e come era composta l'aria. Uno di questi metodi è il carotaggio del ghiaccio polare visto che nei suoi strati, oltre alla composizione del ghiaccio, si trovano bolle d'aria imprigionate.

In questo video un esperto spiega brevemente un po' di cose https://www.facebook.com/watch/?v=2114843182154468

Ed in quest'altro si spiega in modo semplice come funziona l'atmosfera terrestre https://www.facebook.com/watch/?v=1387187364780443

Informatevi perché quando sarà troppo tardi per salvare il pianeta poi "scusate mi sono sbagliato" non servirà a nessuno.

Poi il fatto che i ghiacciai stanno scomparendo ed i poli si stanno riducendo, che i fenomeni ventosi e meteorologici in genere sono sempre più forti e devastanti oltre al fatto che sono diversi anni che il Sole è in stato di quiete, per cui non si può imputare a lui la causa dei ghiacci e del permafrost che si squagliano, anzi da diversi anni si parla di "piccola glaciazione" che sarebbe dovuta iniziare circa in questo periodo ma che ancora non si manifesta ... vi sembra tutto normale?

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martedì 3 dicembre 2019, 1:53
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CAMBIAMENTI CLIMATICI: LA PROVA CHE SIAMO AL PUNTO DI NON RITORNO

https://www.msn.com/it-it/notizie/other ... spartandhp

Quando parliamo di giustizia sociale, un momento critico può essere una cosa meravigliosa – un caso di tribunale che istruisce l’opinione pubblica, per esempio. Per una specie, invece, un punto critico può essere una maledizione, una catastrofe ambientale che può spingere una popolazione sull'orlo di un precipizio. Se poi si parla di cambiamenti climatici, non c’è solo un punto critico bensì molteplici punti di criticità su cui si sta cercando di far luce.
All'inizio di questa settimana, un gruppo di ricercatori della rivista scientifica Nature ha concordato sul fatto che i 9 demoni del cambiamento climatico sono più vicini di quanto avessero previsto. Come se non bastasse, abbiamo già iniziato a vederne gli effetti. “Siamo del parere che il tempo d’intervento si sarebbe già potuto avvicinare allo zero, mentre il tempo di reazione per raggiungere lo zero totale di emissioni è minimo di 30 anni.” scrivono. “Tuttavia potremmo aver già perso il controllo delle criticità in corso”.
Possiamo ancora, però, muoverci per ridurre il danno. La scommessa che dobbiamo fare è più chiara che mai, ma il tempo sta finendo. “Come potremmo mai guardarci indietro tra circa una cinquantina d’anni e rimpiangere di aver costruito un futuro più sostenibile e fiorente per le generazioni che verranno?” chiede il responsabile Tim Lenton, direttore del Global Systems Institute dell’Università di Exeter. “Sarebbe sicuramente meglio, piuttosto che andare avanti con delle riserve limitate di combustibili fossili aspettando così l’Apocalisse.” .
I punti critici sono tre.

GHIACCIO
Pensate ad un momento climatico critico – ad esempio lo scioglimento accelerato dei ghiacci della Groenlandia – come pensereste ad una sedia. Nel suo stato normale e statico, la lastra di ghiaccio è intatta, come una sedia dritta, con le gambe a terra, come starebbe normalmente. “Se ti dondoli all'indietro, a un certo punto sentirai un momento di rottura, dove una piccola spintarella in una o nell'altra direzione determinerà la caduta dalla sedia.” dice Lenton. Allo stesso modo, la lastra di ghiaccio della Groenlandia continuerà a sciogliersi fino a quando il sistema non riuscirà a raggiungere un nuovo equilibrio; allo stesso modo la sedia, fino ad allora, rimarrà tristemente stesa a terra.
“Una criticità del genere è già in corso sia nell'Antartide Orientale che Occidentale”, affermano Lenton e i suoi colleghi. Qui il ghiaccio, l’oceano e il sostrato roccioso si incontrano formando un’unica linea di terra. Queste linee stanno collassando e “questa unione potrebbe destabilizzare il resto dei ghiacciai dell’Antartide Occidentale come un effetto domino”, scrivono i ricercatori “portando da millenni a secoli tre metri di aumento del livello del mare.”

TERRA
Sulla Terra, lo scenario è ugualmente cupo. La deforestazione in Amazzonia sta portando ad una terrificante cascata di conseguenze ecologiche: vogliamo parlare delle foreste fatte a pezzi e distrutte in lungo e in largo da incendi appiccati dai rangers per “ripulire le aree”? A causa di tutto ciò, stiamo perdendo in primis l’Amazzonia, che è il nostro isolante naturale di carbonio, e l’atmosfera che in questo modo sta assorbendo più carbonio proveniente dalle emissioni di gas. Un momento di criticità fuori controllo, che accade quando si perde una parte della foresta stimabile tra il 20% e il 40%, dicono i ricercatori. L’ecosistema, di conseguenza, si sta convertendo da umido a secco, assomigliando sempre più ad una savana che non a una foresta equatoriale.
Nell'Artico, che si sta surriscaldando due volte più velocemente del resto del pianeta, gli incendi stanno devastando come mai hanno fatto. Le foreste boreali stanno scomparendo, trasformandosi da assorbitori a fonti di produzione di carbonio. Anche la torba, che solitamente immagazzina grosse quantità di carbonio nel terreno, si sta completamente rinsecchendo e bruciando, rilasciando a sua volta altro carbonio. E il permafrost che, anch'esso, si sta sciogliendo e non riesce più ad assorbire il metano, è uno dei gas più minacciosi per l’effetto serra. Più emissioni significano più riscaldamento, e i punti critici sono presenti in tutto il mondo.

MARE
Negli oceani, il cambiamento climatico sta portando ai limiti della sopportazione le barriere coralline. Quando le temperature salgono, infatti, i coralli rilasciano l’alga simbiotica che li aiuta a produrre energia ma, allo stesso tempo, li sbianca facendo loro perdere il colore. Combinato con l’acidificazione e l’inquinamento degli oceani, un aumento di 2° Celsius nella media globale può significare la perdita del 99% dei coralli tropicali.
Al largo delle coste, le masse d’aria circolatorie dell’Oceano Atlantico hanno subito dei rallentamenti pari al 15% sin dalla metà dello scorso secolo. Lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia potrebbe aver provocato questi rallentamenti, portando alla destabilizzazione del monsone Africano Occidentale che, a propria volta, avrebbe innescato ulteriori aree di siccità. Questo potrebbe inoltre aver portato all'accumulo di acque calde nell'Oceano Antartico, che a sua volta avrebbe poi potuto sciogliere le lastre di ghiaccio in Antartide. Sostanzialmente, come in una reazione a catena, un punto critico ha innescato una miriade di altri punti di rottura.

Questi punti critici, infatti, non esistono isolati; molti di loro interagiscono e ne rafforzano un altro. Data l’interconnessione della loro natura, studiarli come fenomeni a sé stanti richiede la formulazione di mere supposizioni poiché non c’è modo di catturare sistematicamente la loro monumentale complessità. Tutto ciò introduce incertezza nelle predizioni.
Come risultato, non tutti i ricercatori abbracciano l’idea della presenza effettiva dei punti di criticità. Il termine suggerisce un numero rilevante di soglie che dividerebbe in due l’opinione, perché il prima e il dopo non sono sempre così chiari. “Proprio dove parte la controversia” dice Janos Pasztor, direttore esecutivo del Carnegie Climate Governance Initiative, che non era coinvolto nella ricerca. “Se ci fosse chiarezza, nero su bianco – sì, accadrà, no, non accadrà – sarebbe ovviamente più semplice. Ma se dici che è molto probabile che abbiamo già oltrepassato il momento di criticità, il concetto diventa più difficile. Ed è ancora più difficile comunicarlo al pubblico.”

Ma, dice Pasztor, questi ricercatori hanno costruito un solido caso dicendo che i momenti di criticità – rispetto alla catastrofe- non sono lontani e li stiamo già vivendo. “L’evidenza che stia già succedendo, che possa essere tutto vero, è talmente tanto alta che, onestamente, l’unico comportamento da seguire è quello tale da risolvere il problema” dice. “Questo è un articolo che mette solamente insieme i motivi del perché ci sia una reale emergenza. Perché qui c’è un’emergenza vera.”
C’è anche da dire che non tutto è perso. Più siamo in grado di tagliare drasticamente le emissioni, più lentamente aumenterà il livello dei mari. E dobbiamo fermare la deforestazione, in particolare in Amazzonia: la salute a lungo termine della civiltà dipende da questo.

E i punti critici non devono essere segno di problemi irrisolvibili “Nel regno sociale, per esempio ci sono moltissime dinamiche altrettanto critiche” dice Lenton. “Come se potessimo non concordare sul fatto che adesso stiamo vedendo la diffusione di tecnologie energetiche rinnovabili e di vetture elettriche” La gente si sta svegliando, e Greta Thunberg sta capeggiando un movimento che sta diventando ogni giorno sempre più feroce.

I politici e i capitalisti raddoppiano i loro sforzi verso l’Apocalisse ma, allo stesso tempo, noi stiamo diventando più sensibili e informati rispetto a queste tematiche. Ed è proprio quest’ultimo il punto più critico di tutti.


martedì 3 dicembre 2019, 2:08
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Ops...
https://twitter.com/CO2_earth/status/12 ... 8918070277

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domenica 3 maggio 2020, 11:40
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Mi sembrano considerazioni molto oggettive.

https://www-automoto-it.cdn.ampproject. ... zione.html

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lunedì 4 maggio 2020, 16:13
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In effetti già a marzo la quantità di CO2 nell'aria era notevole, nonostante auto e moto ferme.
Speriamo che questo serva ad evitare iniziative inutili in futuro, anche se ci credo poco.


martedì 5 maggio 2020, 8:12
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Cari r100gs ed Eymerich, fosse tutto così semplice, l'uomo avrebbe risolto molti dei suoi problemi.
Comunque...

https://ilbolive.unipd.it/index.php/it/inquinamento-clima-coronavirus-co2

L'interessante articolo di un'importante e validissima Università (Padova) che vi ho inserito qui sopra, spiega un po' di cose.

Provo a riassumere: le rilevazioni hanno mostrato la diminuzione degli inquinanti (particelle sottili) nell'aria che respiriamo (quella della troposfera per intenderci, i primi 16 km di atmosfera dal suolo, nella fascia abitata dai viventi, compresi gli esseri umani) soprattutto nelle zone molto industrializzate e con elevato e concentrato traffico veicolare.
Ma questa diminuzione è avvenuta per un periodo molto breve, tanto che non solo è da dimostrare che in un mese e mezzo di parziale fermata di attività e spostamenti sia migliorata la qualità dell'aria in maniera appena durevole, ma che questo abbia avuto effetti sul riscaldamento globale.

Quello infatti dipende dalla CO2 (e dai gas serra). La correlazione tra la CO2 e il surriscaldamento è studiata da decenni, e segue dinamiche 1) di lungo periodo, 2) che coinvolgono tutta l'atmosfera (non solo la troposfera). Non è solo l'aria che respiriamo, ma anche e soprattutto quella degli strati più alti dell'atmosfera che determina il problema. E là c'è una quantità di gas serra che si è accumulata attraverso diverse decine di anni, e non può essere smaltita in una chiusura brevissima (neanche due mesi) e parziale (parziale sia dal punto di vista delle attività e dei mezzi fermi, sia delle regioni geografiche mondiali che hanno aderito).
Per questo si ripete da decenni che la risposta dev'essere strutturale, arrivando a cambiare modello industriale. Le domeniche di stop alle auto, per quanto utili ad abbattere per qualche giorno le particelle sottili, non risolvono il problema del surriscaldamento.

Ringrazio chi ha voluto sollevare un dubbio molto interessante, che come sempre serve a capir meglio le caratteristiche degli studi sul clima e soprattutto (ahinoi) la gravità del problema, che appare infatti ancora più chiaramente in tutta la sua portata.

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martedì 5 maggio 2020, 10:47
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Nessuno ha affermato che tutto sia così semplice. Anzi, il problema è talmente complesso che moltissime persone (me compreso) non hanno elementi sufficienti per schierarsi da una parte o dall'altra. Soprattutto per questo evito di accodarmi a catastrofisti che diventano manovalanza gratuita per chi fomenta l'emergenza per arricchirsi.
L'articolo che ho postato riporta una frase molto interessante: "Facile insomma sbagliare, nell’appoggiare certe idee piuttosto di altre, se si segue solo l'onda social più condivisa o il grido più straziante."

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martedì 5 maggio 2020, 17:43
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Quando si mette in gioco la vita sul pianeta e si rischia il totale dissesto degli eventi atmosferici (per me) buon senso vorrebbe che si pensi al peggio che potrebbe capitare affinché si faccia un minimo per evitarlo.
A me mi dicevano che ero un catastrofista già 30 anni e più fa solo che sto verificando che la catastrofe ambientale sta procedendo molto più velocemente di come temevo e raccontavo 30 anni fa.

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lunedì 11 maggio 2020, 17:26
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IL COVID HA UCCISO GRETA

(Gli umani, per mesi, hanno prodotto meno emissioni di quanto qualsiasi trattato super-ambientalista avrebbe potuto mai desiderare. E ora arrivano i dati ufficiali da tutto il mondo: non-è-cambiato-niente. Il cambiamento non risulta neppure avvertibile dal principale osservatorio mondiale)

Il Covid-19 ha ucciso Greta e il suo messaggio, ha sepolto ogni velleità radical-ambientalista, soprattutto ha ristabilito l'influenza poco significante dell'attività umana sul riscaldamento globale: che c'è, nessuno lo mette più in dubbio, ma il punto è che l'homo sapiens-sapiens non può farci niente. Lo stop mondiale legato al Covid è stato irripetibile, superiore alle velleità di qualsiasi possibile trattato che faccia calare le emissioni entro la data x, è stato superiore persino ai desiderata di chi auspicherebbe una decrescita da ritorno a un mondo preindustriale.

Per mesi si sono fermate o hanno estremamente rallentato le pestilenziali fabbriche cinesi, le auto sono rimaste parcheggiate per settimane in Europa e negli Stati Uniti, decine di migliaia di voli aerei sono stati cancellati in tutto il mondo.

La rivista scientifica Nature Climate Change, una settimana fa, ha misurato gli effetti della pandemia sulle emissioni e ha stimato un calo di un miliardo di tonnellate di CO2 rispetto all’anno scorso: e ora fioccano che altri studi che a loro volta misurano gli effetti del calo della produzione umana sull'atmosfera e che dimostrano come la concentrazione di CO2 (appunto l'anidride carbonica, il principale gas serra) risulta trascurabile a dir poco, anzi è praticamente invisibile.

Secondo le misurazioni dell’osservatorio meteorologico di Mauna Loa alle Hawaii, che dal 1958 misura la concentrazione di anidride carbonica, il cambiamento non risulta neppure visibile rispetto a quello normalmente causato dalla flora e dalle foreste a seconda di come reagiscono ogni anno alle variazioni di temperatura e umidità.

Può essere che per registrare un calo più complessivo serva un più di tempo, che si debba misurarlo su una media annuale: ma per ora non si nota nessuna diminuzione rispetto alla produzione di anidride carbonica prodotta dalla natura, che produce la stragrande maggioranza delle emissioni che finiscono nell'atmosfera. C'è chi dice che servirà almeno un anno per registrare un possibile calo delle emissioni prodotte dall'uomo (stimato all’8 per cento) e tra questew c’è l’Agenzia internazionale dell’energia: ma ha già pure ammesso che l'anidride carbonica continuerà a crescere più o meno nello stesso modo, alla stessa velocità. Eppure la media mondiale della riduzione di emissioni «umane», in questo periodo, è stata del 26 per cento, esito che nessun trattato otterrebbe neanche in cinquant'anni: e in pratica si è dimostrato irrilevante.

Torna in mente il rapporto Onu del novembre scorso, secondo il quale la produzione umana di anidride carbonica, per essere apprezzabile, dovrebbe diminuire del 7,6 per cento annuo per decenni: ora è calata del 26 per cento in una botta sola e non si registra nessuna differenza. I trasporti terrestri sono calati del 36 per cento rispetto al 2019 (in pratica hanno riguardato solo le auto, perché i treni hanno continuato a funzionare) mentre gli aerei hanno prodotto ben il 60 per cento di emissioni in meno: il che dimostra che non sono tanto i comportamenti individuali a incidere sulla produzione di CO2 (tipo prendere la barca anziché l'aereo, come Greta) bensì è la produzione di energia. Vista dal punto di vista ambientalista, è comunque difficile immaginare che tutte le emissioni causate dall'uomo a partire dalla Rivoluzione industriale (dal Settecento, cioè) possano recedere nel giro di poco tempo: soprattutto se paragonate a quelle dovute ai processi naturali. Secondo i dati più diffusi, infatti, l'anidride carbonica emessa dalla respirazione del mondo vegetale e dagli oceani corrisponde a 776 miliardi di tonnellate, mentre le emissioni causate dell'uomo corrispondono a solo 26.

L'ambientalismo medio, di fronte a un dato così macroscopico, tende a spiegare che però solo le emissioni umane farebbero la differenza, perché le emissioni naturali si controbilanciano da sole tra produzione e assorbimento, sarebbero cioè in equilibrio. Ma è proprio di questo che in realtà sappiamo poco: così ognuno spara la sua, da Greta in su.

Tra le poche cose certe, c'è che i riscaldamenti e le glaciazioni si alternano sul Pianeta da milioni di anni, e che per esempio 800mila anni fa, durante il cosiddetto Ordoviciano – lo ha dimostrato lo studio dei ghiacci antartici – la concentrazione di anidride carbonica era molto più alta di oggi. E l'uomo neppure esisteva: comparve sulla terra circa 300mila anni fa.

(Libero, 27 maggio 2020)

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mercoledì 27 maggio 2020, 22:19
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Effettivamente è da qualche tempo che leggo studi simili, forse il periodo è stato troppo breve per ottenere risultati apprezzabili a livello globale, non saprei..
Sicuramente i famosi blocchi delle auto nelle città si sono rivelati inutili...


giovedì 28 maggio 2020, 8:24
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a r100gs:
il contenuto dell'articolo di Libero dettaglia quanto già prima accennavi, pertanto considero la pagina di divulgazione a cura dell'Università di Padova, da me collegata appena qualche messaggio più su, una risposta più che esaustiva.

P.S.
Non chiamatemi seccante, ma vi rinnovo l'invito (esteso a chiunque, comunque la pensi) a scrivere nel messaggio un breve riassunto del contenuto, magari anche con citazioni, rimandando poi con il link all'articolo. Questo sia per un motivo di tutela dei diritti d'autore e del forum stesso che ci ospita, ma soprattutto per evitare che paginate molto grandi interrompano la scorrevolezza del discorso tra noi. Facilmente una buona discussione può trasformarsi in una battaglia tra noi utenti a chi incolla gli articoli più sensazionali, mentre rischiamo di perdere le nostre considerazioni su quelle fonti che citiamo.
Ovviamente continuerò a leggere gli interventi di tutti lo stesso, anche se farò un po' più di fatica a seguire il filo. Grazie mille! :)

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giovedì 28 maggio 2020, 8:31
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ionudista ha scritto:
a r100gs:
il contenuto dell'articolo di Libero dettaglia quanto già prima accennavi, pertanto considero la pagina di divulgazione a cura dell'Università di Padova, da me collegata appena qualche messaggio più su, una risposta più che esaustiva.

P.S.
Non chiamatemi seccante, ma vi rinnovo l'invito (esteso a chiunque, comunque la pensi) a scrivere nel messaggio un breve riassunto del contenuto, magari anche con citazioni, rimandando poi con il link all'articolo. Questo sia per un motivo di tutela dei diritti d'autore e del forum stesso che ci ospita, ma soprattutto per evitare che paginate molto grandi interrompano la scorrevolezza del discorso tra noi. Facilmente una buona discussione può trasformarsi in una battaglia tra noi utenti a chi incolla gli articoli più sensazionali, mentre rischiamo di perdere le nostre considerazioni su quelle fonti che citiamo.
Ovviamente continuerò a leggere gli interventi di tutti lo stesso, anche se farò un po' più di fatica a seguire il filo. Grazie mille! :)


Il mio obiettivo non è quello di avere una risposta ma, casomai, dimostrare che la materia è molto complessa e che noi persone comuni non possiamo avere elementi sufficienti per sposare una teoria o l'altra.

P.S.: il link dell'articolo non l'ho trovato, ma l'autore è tra i miei contatti FB e, se lo pubblica con modalità "condivisibile", immagino che non ci siano problemi di diritto d'autore.

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giovedì 28 maggio 2020, 14:23
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r100gs ha scritto:
Il mio obiettivo non è quello di avere una risposta ma, casomai, dimostrare che la materia è molto complessa e che noi persone comuni non possiamo avere elementi sufficienti per sposare una teoria o l'altra.

Si ma infatti non è solo il discorso dei diritti, ma maggiormente che vorrei sapere cosa tu ne pensi, così come gli altri utenti.

Quello della materia complessa è secondo me un terreno scivoloso. Nel senso che c'è una relazione tra informazione e scelte delle società democratiche. Le scienze non sono facili da approcciare, il pensiero scientifico non lo è. Ma la divulgazione, quando fatta bene, consente anche a noi persone "comuni" di approcciare il percorso conoscitivo e il ragionamento che sta dietro certe affermazioni scientifiche. Certo, a patto di dedicare un po' del proprio tempo ad informarsi, e scegliendo delle fonti quanto più possibile accurate. Meglio se ascoltiamo direttamente i ricercatori o la divulgazione scientifica, piuttosto che chi ne estrapola già il senso dirigendolo in una visione politica (Greta o Libero, da una parte o dall'altra).

Sicuramente se non si ha il tempo di approfondire, si può sospendere il giudizio.
C'è poi anche la posizione interessante di Duckjibe che è una sorta di adattamento al cambiamento climatico ritenuto impossibile da fermare.

Io credo che invece andare nella direzione di un contenimento come auspicato da coloro che studiano il clima, sia positivo per vari motivi:
1. la grande maggioranza degli studi scientifici concorda con le conclusioni delle cause antropiche del surriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici (quindi val la pena, se sei in una situazione rischiosa, ascoltare la voce più accreditata);
2. le ricadute di un cambiamento nel senso della riduzione della CO2 (ed equivalenti) si riversano su tanti altri aspetti ambientali che impattano la qualità della vita, si pensi alla riduzione da tanto tempo auspicata della quantità di smog che aleggia dalla pianura padana fino a Milano (l'aria più inquinata d'Europa purtroppo, nell'area più economicamente e socialmente vivace del paese), oppure alla riduzione delle plastiche in acqua con la sostituzione della produzione di imballaggi (che in alternativa spesso finiscono in inceneritore) con quelli compostabili che in acqua si sciolgono;
3. un incentivo ad una ripresa economica e rivitalizzazione di tutto il settore della produzione e dell'innovazione, ponendo coloro che la perseguono in una posizione di vantaggio tecnologico rispetto ai competitori (si pensi alla Peugeot-Citroen che, avendo una posizione contrattuale di forza per aver sviluppato tecnologia per l'auto elettrica, a differenza di FCA, ha acquisito di fatto il controllo nella fusione PSA-FCA, avendo 6 consiglieri su 11).

Insomma se il dubbio è connaturato alla complessità dell'indagine scientifica, è pur vero che quell'indagine propende decisamente verso la causa antropica. Pertanto considerato questo insieme ai benefici effetti che un tale cambiamento apporterebbe, tali valutazioni ci spingono sicuramente su questa strada, a patto certo di voler spendersi ad affrontarne le difficoltà che di certo esistono.

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giovedì 28 maggio 2020, 16:43
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